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Lavori che Spariscono: Guida Definitiva al Futuro del Lavoro
Scopri quali lavori spariscono e come prepararti al futuro. Guida definitiva su AI, automazione e le competenze indispensabili per una carriera resiliente.
L’avanzata inarrestabile dell’automazione e dell’Intelligenza Artificiale (AI) sta ridisegnando il panorama lavorativo globale a una velocità senza precedenti, generando un misto di curiosità, speranza e, per molti, una palpabile ansia. La domanda “quali lavori stanno sparendo?” risuona sempre più forte, alimentando incertezze sul proprio futuro professionale. Ma cosa significa realmente questa trasformazione per i lavoratori italiani? È una minaccia ineludibile o un’opportunità di crescita senza precedenti?
Questa guida definitiva si propone di andare Oltre la Paura: La Guida Definitiva al Futuro del Lavoro in Italia – Dalle Professioni a Rischio alle Competenze Indispensabili per Costruire una Carriera Resiliente nell’Era dell’Automazione e dell’AI. Basandoci su dati concreti e analisi autorevoli di istituzioni come il World Economic Forum, l’ISTAT e l’AIPIA, esploreremo le professioni più vulnerabili, i settori emergenti e, soprattutto, le strategie pratiche di riqualificazione e sviluppo delle competenze necessarie per prosperare. Il nostro obiettivo è fornirti una roadmap chiara e attuabile per navigare con fiducia in questo futuro in evoluzione, trasformando l’incertezza in un piano d’azione concreto.
L’Era della Trasformazione: Automazione e AI nel Mercato del Lavoro
Il dibattito sull’impatto dell’automazione e dell’Intelligenza Artificiale sul lavoro è spesso polarizzato tra visioni apocalittiche di disoccupazione tecnologica di massa e prospettive eccessivamente ottimistiche. La realtà, come spesso accade, si trova nel mezzo: stiamo assistendo non tanto a una “scomparsa” generalizzata dei lavori, quanto a una loro profonda “trasformazione”.

Secondo il World Economic Forum (WEF) e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO)1, 2, le proiezioni globali indicano che l’automazione e l’AI ridefiniranno milioni di ruoli, ma contemporaneamente ne creeranno di nuovi. In Italia, la situazione è particolarmente rilevante: uno studio di Randstad Research per Fondazione Randstad AI & Humanities rivela che circa 10,5 milioni di lavoratori italiani sono fortemente esposti all’automazione, mentre 8,6 milioni sono altamente esposti all’AI, di cui ben il 67,1% sono professionisti con elevate qualifiche3. Questo dato è cruciale: l’AI non minaccia solo i lavori manuali o ripetitivi, ma anche quelli che richiedono competenze cognitive avanzate.
È importante considerare anche il contesto demografico italiano: le stime Istat indicano che entro il 2030 la forza lavoro diminuirà di circa 1,7 milioni3. Ciò significa che l’AI e l’automazione si inseriscono in un mercato dove la disponibilità di lavoratori è già in calo, rendendo la riqualificazione e l’upskilling ancora più urgenti per colmare i vuoti e garantire la competitività del paese. Per una panoramica più ampia sulle tendenze globali, puoi consultare Il Futuro del Lavoro: Approfondimenti OCSE.
Non Scomparsa, ma Trasformazione: Capire il Cambiamento
Uno dei maggiori timori legati all’automazione è la completa sostituzione dell’uomo da parte della macchina. Tuttavia, la ricerca suggerisce che in molti casi l’automazione agisce come un “aumento” delle capacità umane, piuttosto che una sostituzione totale1. Ciò significa che molte professioni non spariranno, ma vedranno una ridefinizione dei loro compiti, con le macchine che si occuperanno delle mansioni più ripetitive, noiose o pericolose, liberando gli esseri umani per attività che richiedono creatività, pensiero critico, intelligenza emotiva e interazione complessa.
Questa distinzione è fondamentale per mitigare l’allarmismo e promuovere una prospettiva più equilibrata. L’obiettivo non è competere con le macchine, ma imparare a collaborare con esse, sfruttando i loro punti di forza per migliorare la produttività e la qualità del lavoro.
I Driver del Cambiamento: Intelligenza Artificiale e Robotica
I principali motori di questa trasformazione sono l’Intelligenza Artificiale e la robotica. L’automazione robotica di processo (RPA) si concentra sull’automazione di compiti ripetitivi e basati su regole, mentre l’AI, in particolare l’IA generativa, è in grado di creare nuovi contenuti, analizzare dati complessi e persino prendere decisioni, influenzando una gamma molto più ampia di ruoli.
La International Federation of Robotics (IFR)7 monitora costantemente la diffusione della robotica industriale, mostrando un’adozione crescente in settori come la manifattura, la logistica e l’automotive. L’IA generativa, come ChatGPT, sta dimostrando capacità sorprendenti nella creazione di testi, immagini e codici, sollevando nuove domande sull’automazione di ruoli creativi e intellettuali. Goldman Sachs, nel marzo 2023, ha previsto che l’IA generativa potrebbe automatizzare l’equivalente di 300 milioni di posti di lavoro a tempo pieno a livello globale entro il 20305.
Queste tecnologie non si limitano a sostituire singoli compiti, ma stanno portando a una riorganizzazione completa dei processi lavorativi. Comprendere i meccanismi specifici di queste innovazioni è il primo passo per anticipare e adattarsi ai cambiamenti. Per approfondire l’impatto specifico dell’AI sul lavoro, l’OCSE offre un’analisi dettagliata in AI e Lavoro: La Prospettiva dell’OCSE.
Lavori a Rischio e Nuove Opportunità: Il Panorama Italiano
Il futuro del lavoro in Italia è un mosaico complesso, influenzato da tendenze globali ma anche da specificità economiche e sociali nazionali. Se da un lato l’automazione e l’AI pongono a rischio alcune professioni, dall’altro aprono la strada a nuove opportunità e settori in crescita.
The European House – Ambrosetti, basandosi su dati Istat e studi internazionali, ha stimato che 3,2 milioni di posti di lavoro in Italia potrebbero essere persi nei prossimi 15 anni (2018-2033) a causa dell’automazione6. I settori con un’alta probabilità di automazione in Italia includono l’agricoltura, l’industria manifatturiera, le operazioni commerciali e finanziarie, il commercio e i trasporti6.
Un dato sorprendente, evidenziato dall’AIPIA (Associazione Italiana Professionisti Intelligenza Artificiale), è che i lavoratori con titoli di studio elevati sono tra i più esposti all’impatto dell’IA. Ad esempio, nel Lazio, il 37,1% dei laureati è a rischio sostituzione, rispetto a una media nazionale del 31,9%4. Questo sottolinea come l’AI non sia una minaccia solo per i lavori “meno qualificati”, ma stia ridefinendo l’intera piramide professionale. Per un’analisi più dettagliata sul contesto italiano, si consiglia la lettura del report L’Intelligenza Artificiale e il Futuro del Lavoro in Italia (AIPIA).

Le Professioni Più Vulnerabili all’Automazione e all’IA
Le professioni più vulnerabili all’automazione e all’IA sono quelle caratterizzate da compiti ripetitivi, prevedibili, manuali o basati sull’elaborazione di grandi quantità di dati. Non si tratta solo di operai di fabbrica o addetti alle catene di montaggio, ma anche di ruoli d’ufficio che implicano l’inserimento dati, la contabilità di base, il servizio clienti (tramite chatbot avanzati) e persino alcune mansioni legali o mediche di routine.
Come accennato, Goldman Sachs prevede che l’IA generativa potrebbe automatizzare l’equivalente di 300 milioni di posti di lavoro a tempo pieno a livello globale entro il 20305. In particolare, si stima che entro il 2030, oltre il 70% delle attività svolte oggi dai cassieri bancari potrebbe essere completamente automatizzato5. Altri esempi di ruoli a rischio includono:
- Operatori di data entry e segretari: Compiti di inserimento e gestione dati facilmente replicabili da software.
- Contabili e revisori: Mansioni di routine come la riconciliazione e la preparazione di report possono essere automatizzate.
- Addetti al servizio clienti (call center): I chatbot e gli assistenti virtuali basati sull’AI possono gestire un volume crescente di richieste.
- Autisti e operatori di macchinari: Con l’avanzamento dei veicoli a guida autonoma e della robotica industriale.
- Cassieri e addetti alla vendita al dettaglio: L’espansione dei self-checkout e dei negozi automatizzati.
È cruciale comprendere che la “scomparsa” spesso significa una profonda riorganizzazione, dove il lavoratore potrebbe essere chiamato a supervisionare sistemi automatizzati o a dedicarsi a compiti di maggiore valore aggiunto.
I Nuovi Ruoli: Dove Nascono le Opportunità
Nonostante i rischi, l’avanzamento tecnologico è anche un potente motore di creazione di nuove professioni e opportunità. I settori in crescita sono quelli legati direttamente o indirettamente all’AI, alla sostenibilità e all’analisi dei dati, nonché tutte quelle posizioni che valorizzano le competenze umane uniche.
Tra le figure più richieste, come evidenziato anche dall’analisi dei competitor, spiccano:
- Ingegneri e sviluppatori AI/Machine Learning: Professionisti capaci di progettare, implementare e gestire sistemi di intelligenza artificiale.
- Data Scientist e Analisti di Dati: Esperti nell’estrazione di valore da grandi quantità di dati, fondamentali per le decisioni aziendali.
- Esperti di Cybersecurity: Con l’aumento della digitalizzazione, la protezione dei dati e dei sistemi diventa prioritaria.
- Specialisti in Robotica: Per la progettazione, manutenzione e programmazione di robot industriali e di servizio.
- Profili Green (ingegneri ambientali, esperti di energie rinnovabili): La transizione ecologica crea una forte domanda di competenze legate alla sostenibilità.
- Specialisti in User Experience (UX) e User Interface (UI): Per progettare interfacce intuitive che facilitino l’interazione uomo-macchina.
L’AIPIA sottolinea che le competenze chiave per l’era dell’IA non sono solo tecniche, ma includono anche: competenze cognitive superiori (pensiero analitico e creativo), autogestione (resilienza, flessibilità, autoconsapevolezza), competenze relazionali (leadership, empatia, collaborazione) e, naturalmente, competenze tecnologiche (alfabetizzazione AI e data literacy)4. Questi sono i pilastri su cui costruire una carriera resiliente.
La Crisi delle Competenze: Affrontare l’Obsolescenza Professionale
Mentre alcuni lavori spariscono e altri emergono, si sta creando un divario sempre più ampio tra le competenze richieste dal mercato del lavoro e quelle possedute dalla forza lavoro attuale. Questo fenomeno è noto come “crisi delle competenze” o “skill gap” e porta all’obsolescenza professionale.
Il World Economic Forum (WEF) e Robert Walters evidenziano che il 63% dei datori di lavoro identifica la carenza di competenze come la principale barriera per la trasformazione aziendale1. Il Future of Jobs Report 2025 del WEF prevede che il 39% delle attuali skill richieste a livello globale (e il 38% in Italia) subirà una trasformazione significativa entro il 20301.
In Italia, la situazione è aggravata da un ritardo nell’adozione dell’IA: solo l’8,2% delle imprese italiane la utilizza, contro una media UE del 13,5%4. Questo divario, come evidenziato da uno studio I-Com in collaborazione con TeamSystem, è dovuto principalmente alla carenza di competenze adeguate all’interno dell’azienda (55,3%) e a una scarsa informazione da parte del top management (52,1%)9.
Cause e Conseguenze dell’Obsolescenza
L’obsolescenza delle competenze è un processo in cui le abilità e le conoscenze di un individuo diventano meno rilevanti o addirittura inutili a causa di cambiamenti tecnologici, economici o sociali. Le cause principali includono:
- Rapido cambiamento tecnologico: L’introduzione di nuove tecnologie come l’AI e l’automazione rende obsolete le competenze legate a processi manuali o meno efficienti.
- Mancanza di formazione continua: L’incapacità o la riluttanza a investire nell’aggiornamento delle proprie competenze.
- Inerzia organizzativa: Le aziende che non promuovono una cultura di apprendimento continuo tra i propri dipendenti.
Le conseguenze a livello individuale possono essere gravi: disoccupazione tecnologica, difficoltà di ricollocazione, riduzione del potere contrattuale e un senso di frustrazione. A livello aziendale, l’obsolescenza delle competenze si traduce in una perdita di competitività, difficoltà nell’innovare e una ridotta capacità di attrarre nuovi talenti. Il Cedefop (Centro Europeo per lo Sviluppo della Formazione Professionale) ha ampiamente analizzato questo fenomeno, sottolineando l’importanza di politiche attive per contrastarlo8.
È fondamentale distinguere tra disoccupazione frizionale (temporanea, legata alla ricerca di un nuovo impiego) e disoccupazione strutturale (a lungo termine, dovuta a un mismatch tra le competenze dei lavoratori e le esigenze del mercato). La disoccupazione tecnologica rientra spesso in quest’ultima categoria, richiedendo interventi mirati di riqualificazione.
Il Gap di Competenze in Italia: Dati e Sfide
Il contesto italiano presenta sfide specifiche nel colmare il gap di competenze. Anitec-Assinform e Talents Venture evidenziano che “il grande mismatch tra domanda e offerta di competenze digitali rallenta la trasformazione italiana”10. Nonostante la consapevolezza, l’adozione dell’IA nelle imprese italiane è ancora in ritardo rispetto alla media europea.
Lo studio I-Com/TeamSystem rivela che nel 2024, solo l’8,2% delle imprese con almeno 10 addetti ha dichiarato di aver usato almeno una tecnologia IA, un dato che, seppur in crescita rispetto al 5% del 2023, è ancora molto distante dalla media europea (13,5%) e dal target del 60% fissato dalla strategia “Decade Digitale” per il 20309. Questo ritardo è particolarmente preoccupante per le PMI italiane, che costituiscono la spina dorsale dell’economia. La carenza di competenze digitali e AI-specifiche non solo ostacola l’innovazione, ma limita anche la capacità delle aziende di beneficiare dei vantaggi competitivi offerti da queste tecnologie.
Affrontare questo gap richiede un impegno congiunto da parte di individui, aziende e istituzioni, con programmi di formazione mirati e una cultura che valorizzi l’apprendimento continuo.
Costruire una Carriera Resiliente: Strategie di Riqualificazione e Upskilling
Di fronte a questi cambiamenti, l’approccio più efficace non è la paura, ma l’azione proattiva. Costruire una carriera resiliente significa adottare una mentalità di crescita e investire costantemente nelle proprie competenze. Secondo esperti di carriera, coach e psicologi del lavoro16, un “piano di resilienza professionale” include non solo l’acquisizione di nuove competenze tecniche, ma anche lo sviluppo di soft skill fondamentali.
La riqualificazione professionale, o reskilling, e il miglioramento delle competenze, o upskilling, sono le due strategie chiave per affrontare l’obsolescenza professionale e cogliere le nuove opportunità. Adecco ed e-work spa, leader nel settore delle risorse umane, offrono numerosi consigli e percorsi per orientarsi in questo processo14, 15.
È un “modello di apprendimento continuo” personalizzato16, che va oltre i corsi tradizionali e include mentorship, progetti pratici e auto-apprendimento, che permette di rimanere sempre rilevanti. La riqualificazione, infatti, non è utile solo per chi rischia di perdere il lavoro, ma anche per chi vuole progredire o cambiare carriera, abbracciando un approccio proattivo alla propria crescita professionale14.
Reskilling e Upskilling: Percorsi per il Futuro
Comprendere la differenza tra reskilling e upskilling è fondamentale per scegliere il percorso più adatto:
- Reskilling (Riqualificazione): Consiste nell’acquisire un set di competenze completamente nuovo per passare a un ruolo o a un settore diverso. È spesso necessario quando la propria professione è a rischio di automazione significativa o quando si desidera un cambio di carriera radicale. Ad esempio, un cassiere bancario potrebbe riqualificarsi come analista di dati o specialista di cybersecurity.
- Upskilling (Miglioramento delle Competenze): Riguarda l’aggiornamento e l’approfondimento delle competenze esistenti per rimanere rilevanti e performanti nel proprio ruolo attuale o in un ruolo simile. Questo può significare imparare a usare nuovi software, padroneggiare tecniche avanzate o sviluppare soft skill complementari. Ad esempio, un marketer tradizionale potrebbe acquisire competenze in marketing digitale e analisi SEO.
Entrambe le strategie sono vitali in un mercato del lavoro in evoluzione. L’upskilling aiuta a mantenere la propria posizione e a progredire, mentre il reskilling apre nuove porte e garantisce adattabilità di fronte a cambiamenti strutturali.
Le Competenze Indispensabili per l’Era Digitale e dell’AI
Per prosperare nel futuro del lavoro, è essenziale sviluppare un mix bilanciato di hard skills e soft skills.
Hard Skills (Competenze Tecniche):
- AI Literacy e Machine Learning: Comprendere i fondamenti dell’AI, saper interagire con sistemi AI e, per alcuni ruoli, sviluppare algoritmi.
- Data Science e Analisi Dati: Capacità di raccogliere, elaborare, analizzare e interpretare grandi set di dati per prendere decisioni informate.
- Cybersecurity: Conoscenze per proteggere sistemi e dati da minacce informatiche.
- Cloud Computing: Familiarità con le piattaforme cloud e la gestione delle risorse IT basate su cloud.
- Programmazione e Sviluppo Software: Competenze in linguaggi come Python, Java, JavaScript, essenziali per molti ruoli tecnologici.
L’AIPIA4 e Randstad Research3 concordano sull’importanza di queste competenze tecniche avanzate, insieme all’alfabetizzazione digitale di base.
Soft Skills (Competenze Trasversali):
Le soft skill sono sempre più valorizzate, poiché sono difficili da automatizzare e complementano le capacità dell’AI:
- Pensiero Critico e Problem-Solving Complesso: Capacità di analizzare situazioni, identificare problemi e sviluppare soluzioni innovative.
- Creatività e Innovazione: Generare nuove idee e approcci.
- Intelligenza Emotiva e Collaborazione: Comprendere e gestire le proprie emozioni e quelle altrui, lavorando efficacemente in team.
- Adattabilità e Flessibilità: Essere aperti al cambiamento e capaci di imparare rapidamente nuove cose.
- Leadership e Influencing: Guidare e motivare gli altri, anche in contesti ibridi e con l’ausilio della tecnologia.
L’AIPIA, in particolare, raggruppa queste in competenze cognitive superiori, di autogestione e relazionali4. L’Agenda Digitale e l’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) promuovono il framework DigComp 2.211, che delinea le competenze digitali essenziali per i cittadini europei, sottolineando l’importanza di un approccio olistico.
Formazione Continua e Risorse in Italia: Un Piano d’Azione
La formazione continua è la chiave per mantenere le proprie competenze aggiornate e prevenire l’obsolescenza professionale. Si tratta di adottare una mentalità di “lifelong learning”16, dove l’apprendimento non si ferma mai, ma diventa parte integrante della propria carriera e vita.
In Italia, esistono diverse risorse e modalità per la formazione continua:
- Piattaforme di E-learning:
- LinkedIn Learning13: Offre migliaia di corsi su competenze digitali, soft skill e settori specifici, con certificazioni riconosciute.
- Coursera, edX, Udacity: Piattaforme globali con corsi universitari e professionali, spesso in collaborazione con aziende leader.
- Piattaforme italiane: Molte università e enti di formazione offrono corsi online specifici per il mercato italiano.
- Corsi di Formazione Specifici:
- Enti di formazione accreditati: Offrono percorsi professionalizzanti su AI, data science, cybersecurity, marketing digitale.
- ITS (Istituti Tecnici Superiori): Percorsi post-diploma altamente professionalizzanti, spesso in collaborazione con le imprese.
- Apprendistato e Tirocini: Opportunità per acquisire competenze pratiche direttamente sul campo.
- Fondi Interprofessionali: Finanziamenti per la formazione dei dipendenti, gestiti da associazioni datoriali e sindacali (es. Fondimpresa, Fondirigenti). Le aziende possono utilizzarli per upskilling e reskilling della propria forza lavoro.
- Programmi Governativi: Cliclavoro, il portale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali12, fornisce informazioni su normative, incentivi e opportunità di formazione professionale.
- Networking e Mentorship: Connettersi con professionisti del settore e trovare mentori può offrire preziose opportunità di apprendimento e crescita.
Checklist per la Riqualificazione e il Tuo Piano di Resilienza Professionale:
- Valuta le tue competenze attuali: Identifica i tuoi punti di forza e le aree in cui potresti essere vulnerabile.
- Ricerca le competenze future: Quali sono le skill più richieste nel tuo settore o in quello in cui vorresti entrare?
- Definisci i tuoi obiettivi: Vuoi fare upskilling o reskilling? Qual è il tuo ruolo ideale?
- Scegli il percorso di formazione: Individua corsi, piattaforme o programmi che si adattano ai tuoi obiettivi e al tuo stile di apprendimento.
- Crea un piano di apprendimento continuo: Dedica regolarmente tempo all’aggiornamento, anche solo 30 minuti al giorno.
- Fai networking: Connettiti con professionisti e cerca opportunità di mentorship.
- Sviluppa le soft skill: Partecipa a workshop, leggi libri, pratica l’intelligenza emotiva e la collaborazione.
- Mantieni un atteggiamento proattivo: Il cambiamento è costante; la curiosità e l’adattabilità sono le tue migliori alleate.
L’Angolo dell’Esperto: Prospettive e Consigli per il Futuro
Per comprendere appieno la complessità del futuro del lavoro, è fondamentale ascoltare le voci degli esperti che studiano queste dinamiche da vicino. Economisti del lavoro, futurologi e specialisti HR concordano su un punto cruciale: l’approccio proattivo è l’unica via per navigare con successo nell’era dell’automazione e dell’AI.
Secondo gli specialisti di Randstad Research3, l’effetto più rilevante dell’AI sul lavoro non sarà la sostituzione totale, ma il cambiamento delle competenze necessarie nelle professioni. Ciò significa che l’alfabetizzazione digitale, le competenze tecniche avanzate (come la programmazione, l’analisi dati e la gestione dei sistemi AI) e, in modo preponderante, le soft skill umane (creatività, pensiero critico, intelligenza emotiva) diventeranno i veri differenziatori.
Gli esperti di AIPIA4 sottolineano un dato preoccupante per l’Italia: il nostro paese mostra un ritardo significativo nell’adozione dell’IA rispetto alla media europea. Questo ritardo non è solo tecnologico, ma anche culturale e di competenze, rendendo ancora più urgente per i professionisti italiani investire nella propria formazione. “La carenza di competenze adeguate all’interno dell’azienda e una scarsa informazione da parte del top management sono i principali ostacoli all’adozione dell’IA nelle PMI italiane,” ribadisce Stefano da Empoli di I-Com9. Questo evidenzia la necessità di un cambiamento non solo individuale ma anche organizzativo.
Il consiglio unanime è quello di abbracciare il concetto di “lifelong learning” non come un obbligo, ma come un’opportunità di crescita continua. Come suggeriscono gli esperti di carriera16, sviluppare un “piano di resilienza professionale” che includa l’acquisizione di nuove competenze tecniche e lo sviluppo di soft skill è la strategia vincente. La flessibilità, la capacità di adattamento e la curiosità intellettuale saranno le valute più preziose nel mercato del lavoro di domani.
Non si tratta di prevedere esattamente quali lavori spariranno, ma di capire quali compiti saranno automatizzati e quali competenze diventeranno irrinunciabili. La chiave è investire in quelle abilità che rendono l’essere umano complementare e non sostituibile dalla macchina, trasformando la sfida dell’automazione in un’opportunità di evoluzione professionale.
Questo articolo fornisce analisi e proiezioni basate su dati e studi disponibili al momento della pubblicazione. Il futuro del lavoro è soggetto a molteplici variabili e il contenuto non costituisce consulenza professionale personalizzata.

References
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- AIPIA – Associazione Italiana Professionisti Intelligenza Artificiale. (N.D.). L’Intelligenza Artificiale e il Futuro del Lavoro in Italia: Analisi, Impatti e Strategie per i Professionisti dell’IA. AIPIA. Retrieved from https://aipia.it/lavoro/lintelligenza-artificiale-futuro-del-lavoro-in-italia/
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