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Trasparenza retributiva: guida alla Direttiva UE 2023/970 e roadmap per le aziende

Raggiungi la trasparenza retributiva con la Direttiva UE. Scopri gli incentivi 2024-2026 per guidare la tua azienda.

Figura umana stilizzata con elementi trasparenti e griglia blueprint, che illustra la trasparenza retributiva.

La trasparenza retributiva non è più solo un tema di etica aziendale o una buona pratica di Corporate Social Responsibility, ma un pilastro centrale della moderna strategia HR e un obbligo normativo imminente. Con l’approvazione della Direttiva UE 2023/970, il legislatore europeo ha tracciato una rotta chiara per eliminare le discriminazioni salariali e colmare il gender pay gap, che in Europa si attesta mediamente intorno al 13%. Per le aziende italiane, il contesto attuale richiede un cambio di paradigma: passare dalla segretezza degli stipendi a una politica di equità retributiva strutturata. Adeguarsi entro la scadenza del 2026 non è solo un modo per evitare sanzioni pesanti, ma rappresenta un’opportunità strategica di employer branding per attrarre e trattenere i talenti in un mercato sempre più competitivo.

La Direttiva UE 2023/970: il nuovo standard della trasparenza retributiva

La Direttiva (UE) 2023/970 del Parlamento europeo e del Consiglio stabilisce norme minime volte a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore 1. L’obiettivo primario è la trasparenza retributiva, considerata lo strumento essenziale per far emergere i pregiudizi di genere nei sistemi di classificazione professionale. Secondo i dati del Gender Policy Report 2024 – Analisi INAPP, il divario salariale in Italia presenta ancora criticità strutturali, rendendo l’intervento normativo europeo un catalizzatore necessario per il cambiamento 4. Le Azioni dell’UE per la parità retributiva e trasparenza mirano a garantire che ogni lavoratore abbia gli strumenti legali per rivendicare il proprio diritto a un compenso equo 5.

Le scadenze per le aziende italiane: roadmap verso il 2026

Il tempo per l’adeguamento è limitato. Gli Stati membri, inclusa l’Italia, devono recepire la direttiva nelle legislazioni nazionali entro il 7 giugno 2026 1. Per le imprese, questo significa che la politica salariale aziendale deve essere revisionata e mappata ben prima di tale data. Non si tratta solo di aggiornare i fogli di calcolo, ma di ridefinire i criteri di progressione e le strutture dei benefit. La Guida strategica Unioncamere sulla trasparenza retributiva sottolinea come le aziende che inizieranno proattivamente questo percorso potranno trasformare l’obbligo in una leva competitiva, migliorando il clima interno e la reputazione esterna 6.

Obblighi per i datori di lavoro: cosa cambia nel recruiting e nella gestione HR

L’impatto della normativa inizia ancora prima dell’assunzione. I datori di lavoro non potranno più chiedere ai candidati informazioni sulla loro storia retributiva attuale o passata 1. Questa misura mira a spezzare il circolo vizioso per cui le discriminazioni subite in un’azienda si trascinano in quella successiva. Inoltre, le aziende hanno l’obbligo di indicare il livello retributivo iniziale o la relativa fascia negli annunci di lavoro o comunque prima del colloquio di selezione. Questo approccio favorisce l’equità retributiva sin dal primo contatto, eliminando le asimmetrie informative che spesso penalizzano le donne o le categorie più fragili.

Diritto all’informazione: quando il dipendente può chiedere lo stipendio dei colleghi

Uno degli aspetti più dirompenti della direttiva è il diritto all’informazione. I lavoratori hanno il diritto di richiedere e ricevere per iscritto informazioni sul loro livello retributivo individuale e sui livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, per le categorie di lavoratori che forniscono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore 1. L’Articolo 4 della direttiva chiarisce che la valutazione del “pari valore” deve basarsi su criteri oggettivi e neutri dal punto di vista del genere, impedendo che differenze salariali ingiuste vengano giustificate da prassi consolidate ma prive di fondamento tecnico.

Mappatura dei ruoli e criteri per il ‘lavoro di pari valore’

Per implementare correttamente la trasparenza retributiva, le aziende devono adottare sistemi di valutazione del lavoro che siano oggettivi e privi di bias. Un riferimento fondamentale è il toolkit fornito dall’EIGE (European Institute for Gender Equality), che offre linee guida per una valutazione neutra delle mansioni 2. In Italia, questo processo si integra perfettamente con la Prassi UNI/PdR 125:2022 per la Certificazione della Parità di Genere, che fornisce uno schema operativo per monitorare e ridurre i divari 3. Creare una policy di equità salariale richiede una mappatura analitica che vada oltre il semplice titolo della posizione, analizzando il contenuto reale della prestazione.

Competenze, sforzo e responsabilità: i pilastri della valutazione

Secondo le linee guida EIGE, la valutazione deve poggiare su quattro fattori principali: competenze, impegno, responsabilità e condizioni di lavoro 2. È fondamentale includere le cosiddette “soft skills”, come le capacità relazionali o di cura, che sono spesso sottovalutate nei ruoli a prevalenza femminile. Definire strategie per la trasparenza degli stipendi significa riconoscere il valore reale di ogni contributo, assicurando che lo “sforzo” non sia misurato solo in termini di forza fisica o disponibilità oraria illimitata, ma anche come carico mentale e responsabilità decisionale.

Rischi legali e sanzioni: l’inversione dell’onere della prova

Ignorare la normativa comporta rischi significativi. L’Articolo 18 della Direttiva introduce l’inversione dell’onere della prova: se un datore di lavoro non rispetta gli obblighi di trasparenza, spetterà a lui dimostrare in sede di giudizio che non vi è stata alcuna discriminazione salarialie 1. I rischi della mancata trasparenza retributiva includono sanzioni pecuniarie che, secondo le prime analisi del contesto italiano, potrebbero raggiungere i 150.000 euro per le violazioni più gravi. Inoltre, i lavoratori che hanno subito discriminazioni avranno diritto a un risarcimento integrale, che include il recupero delle retribuzioni arretrate e dei relativi bonus.

Il trigger del 5%: quando scatta la valutazione congiunta obbligatoria

La direttiva introduce un meccanismo di controllo rigoroso: se la rendicontazione annuale rivela un divario salariale di genere superiore al 5% in una qualsiasi categoria di lavoratori, e tale divario non è giustificato da criteri oggettivi e neutri, l’azienda è obbligata a procedere a una “valutazione congiunta delle retribuzioni” in collaborazione con le rappresentanze sindacali 1, 3. Questa procedura serve a identificare le cause profonde delle differenze salariali ingiuste e a stabilire un piano d’azione correttivo con scadenze precise.

Roadmap operativa in 5 step per HR e Management

Per gestire la comunicazione della trasparenza retributiva e trasformare la conformità in vantaggio, le aziende dovrebbero seguire questo percorso strutturato:

Step 1: Audit dei dati e identificazione dei gap

Il primo passo consiste in un’analisi granulare dei dati payroll. Bisogna raggruppare i lavoratori in categorie di “pari valore” e calcolare i divari medi. Identificare precocemente le aree critiche permette di pianificare gli aggiustamenti di budget necessari senza destabilizzare i conti aziendali.

Step 2: Definizione di una struttura retributiva trasparente

È necessario creare policy di equità salariale che definiscano range retributivi chiari per ogni livello. I criteri per gli aumenti di merito e i bonus devono essere scritti, comunicati e basati su performance misurabili, riducendo la discrezionalità dei singoli manager.

Step 3: Formazione dei recruiter e aggiornamento job posting

I team di acquisizione dei talenti devono essere formati sui nuovi divieti (come la domanda sullo stipendio precedente) e sulle nuove modalità di pubblicazione dei range salariali. Questo riduce il rischio di cause per discriminazione salariale sin dalla fase di ingresso.

Step 4: Piano di comunicazione interna

La disclosure degli stipendi può generare tensioni se non gestita correttamente. È fondamentale spiegare ai dipendenti i criteri oggettivi che sottostanno alle differenze (anzianità, responsabilità, competenze specifiche). Una comunicazione onesta aumenta la fiducia e l’engagement.

Step 5: Monitoraggio continuo e certificazione

La trasparenza non è un progetto “una tantum”. Le aziende dovrebbero puntare alla Certificazione della Parità di Genere (UNI/PdR 125:2022) per istituzionalizzare il processo e beneficiare degli sgravi contributivi previsti dalla normativa italiana 3.

La trasparenza retributiva rappresenta una sfida complessa ma necessaria per le aziende che guardano al futuro. Adottare proattivamente la Direttiva UE 2023/970 non significa solo mettersi al riparo da pesanti sanzioni e rischi legali, ma costruire una cultura aziendale basata sul merito e sull’equità. In un’epoca in cui i talenti scelgono dove lavorare in base ai valori e alla chiarezza dell’organizzazione, essere trasparenti diventa il miglior biglietto da visita possibile.

Scarica la nostra checklist per l’audit della trasparenza retributiva o richiedi una consulenza per mappare i tuoi livelli salariali.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non costituiscono consulenza legale o professionale.

Punti chiave

  • La trasparenza retributiva è ora un obbligo con la Direttiva UE 2023/970, che punta all’equità salariale.
  • Le aziende dovranno garantire la parità di trattamento e non potranno più chiedere informazioni sugli stipendi passati.
  • Occorre mappare i ruoli con criteri oggettivi per definire il “lavoro di pari valore”.
  • Il mancato rispetto comporta sanzioni e l’inversione dell’onere della prova in caso di contenzioso legale.
  • Una roadmap in cinque step guida le aziende verso l’adeguamento e la conformità alla normativa entro il 2026.

Fonti

  1. eur-lex.europa.eulegal content › IT › TXT
  2. eige.europa.euabout › procurement › eige 2024 oper 04
  3. toffolettodeluca.ithomepage › prodotti aree attivita › gap iq
  4. improntaetica.orgwp content › uploads › INAPP Gender Policy Report 2024
  5. commission.europa.eustrategy and policy › policies › justice and fundamental rights › gender equality › equal pay › eu action equal pay en
  6. unioncamere.gov.itnewsletter mosaico europa › direttiva ue 2023970 sulla trasparenza retributiva da obbligo normativo leva strategica le pmi italiane

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